Recensione. “L’ombra del viandante” di Mariella Sparacino.

Bentrovati lettori! Oggi vi parlo della mia prima lettura di novembre, si tratta del giallo “L’ombra del viandante” di Mariella Sparacino edito Harper Collins. E’ il secondo romanzo dell’autrice dedicato alle vicende del vicequestore Milena Costa.

Trama. In questa seconda indagine ritroviamo Milena alle prese con un caso che la coinvolge personalmente e coinvolge alcuni dei suoi amici ed ex compagni di liceo. Mentre sta per uscire dal Commissariato per andare dal notaio Elsa Romeo sua vecchia “amica”, Milena riceve una strana telefonata in cui un uomo che non vede dai tempi della scuola le chiede aiuto perché è convinto che qualcuno lo voglia morto. Milena non da peso alla telefonata anche perché Michele Buontempo, questo è il nome dell’uomo, è sempre stato eccentrico. Appena arriva dal notaio però sente uno sparo provenire dall’ufficio, entra e trova Michele riverso sulla scrivania di Elsa Romeo. Sembra a tutti gli effetti un suicidio, la porta chiusa dall’interno, la pistola ancora in mano all’uomo ma Milena sente il classico campanello d’allarme che la mette in allerta e nonostante anche l’autopsia stabilisca che Michele si sia sparato da solo, lei inizia le sue indagini. Nella vicenda si troveranno coinvolti molti degli ex compagni di classe di Milena tra cui il notaio Romeo, l’attuale sindaco della città, un onorevole, un avvocato, un vescovo e altri personaggi che nel corso degli anni hanno costruito una reputazione rispettabile. Reale o di facciata spetterà all’intuito e alla caparbietà di Milena scoprirlo.

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Il mio commento. Questo secondo romanzo si presenta da subito molto più maturo rispetto al primo, Milena sembra cambiata è più ironica, ancora meno incline ai compromessi ma più aperta agli altri, all’amicizia e forse all’amore…chissà! La tensione legata alle indagini è subito molto alta ed è impossibile non voler sapere come va a finire. Così come nel primo romanzo dove l’autrice parla di un argomento molto importante come il trattamento che ricevevano i malati di mente, o presunti tali, nei manicomi, anche qui leggiamo storie di sofferenza e degrado che si legano alla trama rendendola più ricca e attuale. Le vicende si svolgono in una cittadina della Sicilia sud-orientale ed è quindi inevitabile parlare di sbarchi di disperati che fuggono da fame, miseria e guerre. Ed è altrettanto inevitabile chiedersi che vita facciano una volta giunti qui, dove vanno a finire tutti i minori non accompagnati? C’è qualcuno che realmente si occupa di loro o le loro giovani vite già provate finiscono nelle mani di gente orribile? E’ chiaro che non per tutti coloro che arrivano qui si prospetta la tanto chiacchierata pacchia e questo viene spiegato benissimo nel romanzo. Non voglio dire che si tratta di una denuncia sociale ma il libro è molto legato al territorio che racconta e chi come me conosce bene quei luoghi sa riconoscere le descrizioni fisiche di strade, piazze, paesaggi ma anche i problemi che affliggono la vita quotidiana. Il ritratto che viene fuori di Milena Costa è di una donna sola che ha scelto la solitudine per paura della sofferenza, non si è mai sposata, fugge dai probabili corteggiatori e “snobba” gli amici di un tempo perché “ero abbastanza in là con gli anni per non voler più sprecare nemmeno un minuto della mia vita in cose che non amavo”, però nei momenti più duri soffre per non avere una spalla su cui piangere. E’ forte e tenace ma non teme di mostrare la sua debolezza, ed è questo che la rende immediatamente simpatica al lettore, oltre al fatto che pur essendo ligia alle regole e al dovere ha un lato umano molto empatico. Anche qui come ne “L’estate dei dieci temporali” Milena si trova davanti persone ed eventi del suo passato che le scavano dentro e la mettono in crisi obbligandola ad interrogarsi e ad aprirsi, a fare i conti con le sue scelte. Riguardo l’indagine non posso svelare altro, purtroppo, dico solo che è molto ingarbugliata e che incontra tematiche forti e terribilmente attuali e che l’autrice è stata brava e delicata nell’usare immagini e parole adeguate affinché non scadesse tutto nella morbosità.

Vi consiglio la lettura di questo intenso thriller perché vi garantisco che vi terrà incollati alle pagine e poi, aspetto non di poco conto,è scritto davvero bene.

A presto!

Scheda del libro. 
Titolo: L'ombra del vinadante 
Autore: Mariella Sparacino
Prezzo: € 3,99 
Editore: Harper Collins
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Recensione. “L’estate dei dieci temporali” di Mariella Sparacino.

Bentrovati lettori! E’ passato un po’ di tempo dalla mia ultima recensione ma rieccomi per parlarvi di un giallo molto particolare che avevo già letto tempo fa quando era stato autopubblicato, in seguito è stato pubblicato da una casa editrice prima in digitale e da poco anche in cartaceo. Ho deciso di rileggerlo perché poche settimane fa è uscito il seguito e volevo rinfrescarmi la memoria prima di andare avanti con le indagini della protagonista. Il romanzo di cui vi sto parlando è “L’estate dei dieci temporali” scritto da Mariella Sparacino edito Harper Collins.

Trama. La storia è ambientata in Sicilia e la protagonista è il vicequestore aggiunto Milena Costa, una donna abituata a lavorare in un ambiente prettamente maschile che sa tenere a bada e che segue l’istinto per risolvere i suoi casi. Una mattina di fine estate o inizio autunno, in Sicilia spesso il caldo e l’afa fanno fugaci incursioni nei mesi che dovrebbero essere più freschi confondendo le stagioni, Milena cammina per le strade della sua città in direzione della vecchia casa di famiglia, ormai disabitata, alla ricerca di uno scialle per la madre che da qualche tempo si trova dall’altra parte del mondo, in Australia. Vagando per le stradine del quartiere le arriva al naso un odore inequivocabile che una donna con la sua esperienza non può non riconoscere. Un’anziana viene trovata morta nella sua casa, era una vecchia vicina della famiglia di Milena. A majara, la megera, aveva il “dono” di predire il futuro, chissà se aveva previsto anche la sua fine. La morte sembra dovuta a cause naturali, così come conferma la successiva autopsia, ma Milena trova in casa alcuni indizi, tra cui un pezzetto di stoffa ricamata e una lettera con un indovinello, che la mettono in allarme. Dopo alcuni giorni anche un’altra anziana donna viene trovata morta in casa, anche qui Milena ritrova il pezzetto di stoffa e l’indovinello. Il caso si fa interessante, ma in realtà non esiste un caso in quanto le due donne sono morte a seguito di un infarto. Finché anche Milena riceve una busta contenente un indovinello, una miniminagghia in dialetto siciliano. Il mistero si infittisce e la dottoressa Costa è determinata a venirne a capo, inizia a ripercorrere il passato delle donne morte e delle loro famiglie. In una piccola città di solito si è tutti legati da parentele più o meno lontane, da amicizie o da rapporti di vicinato e così Milena si ritrova emotivamente coinvolta nelle indagini.

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Il mio commento. Milena Costa è una di quelle protagoniste di romanzi che vorresti incontrare fisicamente perché è una persona con sensibilità, paure, desideri e abitudini comuni. Anzi, in realtà sembra proprio di immaginarsela dietro la scrivania a redigere rapporti o a casa davanti alla tv a mangiare schifezze. L’autrice è stata molto brava a creare una protagonista umana e molto empatica, una che ti resta in testa dopo aver finito di leggere il romanzo. Possiede l’intuito dei grandi poliziotti che porta alla verità prima ancora di tutti gli strumenti scientifici, è tosta e non si ferma davanti a nulla, ma è anche una donna schiva che ha scelto una vita solitaria senza amore e senza molte amicizie. La storia si apre subito con il primo mistero che poi è tale solo perché Milena intuisce che qualcosa non quadra, il giallo è parecchio intrigato e occorre seguire per bene lo svolgersi della trama perché la soluzione non è per niente scontata. Durante le indagini Milena si imbatte in una brutta storia di soprusi e violenze nei confronti di persone affette da disturbi mentali. Ai tempi in cui i manicomi erano ancora in funzione era molto facile venire rinchiusi in questi lager, spesso i malati non erano neanche tali ma solo un peso per le famiglie e la società. Mariella Sparacino riporta a galla ciò che succedeva in queste strutture terribili nelle quali chi entrava non usciva più, se non da morto. Veniva loro tolta ogni dignità umana e ciò che succedeva dietro quelle finestre con le grate non interessava a nessuno. Devo dire che questa è la parte più dura e cruda di tutto il libro ma ringrazio Mariella che ha avuto l’idea e il coraggio di parlare di quella che è stata per molti, troppi anni una pratica crudele e disumana per la quale nessuno ha mai pagato, ovviamente. Ciò che è capace di fare l’uomo ai suoi simili mi fa accapponare la pelle, riusciamo a essere freddi e malvagi con chi ha un colore di pelle diverso dal nostro, un’altra religione, un altro modo di vivere, con chi è malato, con chi è diverso ed esula dalla normalità. Come se poi essere normali fosse un pregio! Per fortuna non tutti gli esseri umani sono crudeli ma ahimè violenze e soprusi ci accompagnano dalla notte dei tempi, altro che evoluzione.

Le cosiddette persone per bene che la domenica mattina si battevano il petto nelle chiese erano le stesse che la sera passeggiavano lungo il corso, fermandosi a debita distanza dal cancello del lager, scegliendo consapevolmente di ignorare quel che accadeva dietro quel muro, come se i pazzi non fossero più nemmeno esseri umani.

La scrittura di Mariella Sparacino è romantica, nel senso che quando descrive la città e le sue bellezze lo fa con parole d’amore che riscaldano il cuore di chi conosce quei luoghi o di chi vorrebbe visitarli. Mi piace moltissimo come racconta gli odori che scappano via dalle finestre aperte oppure le descrizioni fisiche dei personaggi che ti sembra di riconoscere per strada.

Feci un lungo giro, svoltando per strade che non percorrevo da anni. Dalle porte e dalle finestre accostate venivano, a fiotti, ondate di odori mescolati: di sugo al basilico e di melanzane, di pesce fritto e di peperoni al forno. Mi sorpresi a immaginare l’interno delle case, con i pavimenti lucidi di cera; il fresco delle stanze in penombra e il freddo degli scalini di pietra su cui si attardavano a giocare i bambini, prima di essere risucchiati in aule sonnolente.

Per concludere, vi racconto un piccolo aneddoto legato a questo libro. Qualche anno fa partecipavo ad un gioco dell’oca letteraria, si tiravano i dadi virtualmente e si finiva su una casella, per andare avanti occorreva leggere un libro corrispondente alla sfida indicata. Uno dei miei lanci finì su “libro il cui titolo contiene una stagione”, non avendo libri del genere a casa ho iniziato a cercare su Google e dopo un po’ venne fuori “L’estate dei dieci temporali”, la trama mi piaceva e decisi di iniziarlo. Leggendo si intuisce subito l’ambientazione sicula, inoltre ho cominciato a riconoscere posti familiari fino ad avere la certezza di abitare a pochi chilometri da Milena. Quando si dice che sono i libri a scegliere il lettore! E allora ho cercato notizie sull’autrice lasciando messaggi in rete senza risultato, dopo qualche anno è stata lei a trovarmi grazie a Facebook! E sorpresa, abitiamo a 20 km di distanza 🙂 🙂

Adesso concludo davvero consigliandovi la lettura di questo giallo, non solo per la trama carica di mistero ma anche per gli argomenti importanti di cui parla e per le storie di sofferenza e solitudine che racconta. E poi leggetelo perché dentro c’è la Sicilia dei vecchi quartieri con tutte le sue bellezze ma anche con le sue mancanze.

A presto!

Scheda del libro. 
Titolo: L'estate dei dieci temporali 
Autore: Mariella Sparacino
Prezzo: € 3,99 (versione digitale)
Pagine: 208
Editore: Harper Collins