La figlia femmina, Anna Giurickovic Dato.

La figlia femmina è il romanzo d’esordio di Anna Giurickovic Dato, scrittrice giovane e talentuosa nata a Catania nel 1989, e pubblicato da Fazi Editore.

Trama. La storia narra le vicende di una famiglia formata dal padre Giorgio, dalla madre Silvia e dalla piccola Maria. Silvia è la voce narrante e racconta il passato per spiegare il presente. Il romanzo è ambientato tra Rabat, in Marocco, e Roma. La storia parte dal rapporto tra padre e figlia che non è limpido e nasconde un segreto terribile, il peggiore dei segreti. Silvia, molto innamorata del marito, è incapace di rendersi conto della malattia del marito. Maria comincia ad avere incubi notturni e a mostrare atteggiamenti aggressivi. Dopo la morte di Giorgio, Silvia e Maria si trasferiscono a Roma.

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Recensione. Il lettore fin dalle prime pagine viene colpito dalla potenza di questa storia, il romanzo si apre infatti con la descrizione di una scena che lascia pochi dubbi su quali siano le attenzioni che Maria riceve dal padre. Giorgio è molto vicino alla figlia, le racconta storie, la fa ridere e divertire, ma abusa di lei. Maria ha solo 5 anni e in casa con loro c’è Silvia, la madre, che è consapevolmente asservita al marito e non si rende conto degli abusi continui, o forse non vuole rendersene conto. Il punto di vista che noi conosciamo è sempre e solo quello di Silvia, lei in un certo senso assolve la sua stessa cecità anche se ad un certo punto dice “avrei dovuto capirlo”. Esistono molte donne che al pari di Silvia hanno il terrore di perdere ciò che hanno e fingono di non vedere il male attorno a loro. Lei è semplicemente una madre che non è stata in grado di proteggere e aiutare la figlia, soprattutto quando la piccola ha cominciato a dare i primi segni di irrequietezza. Quando leggo o vengo a conoscenza di episodi di abusi su bambini da parte di familiari, mi chiedo sempre come sia possibile per una madre non accorgersi di nulla! Non mi capacito, è innaturale che non lo sappiano. Non sono madre e non ho competenze mediche ma un bambino abusato presenta ferite fisiche e psicologiche che non si possono non vedere fin da quando iniziano gli abusi. Silvia è uno di quei personaggi che fanno salire la rabbia, soprattutto perché sai che esistono realmente.

Nel periodo in cui la famiglia abita a Rabat, la Maria bambina è curiosa, innamorata del padre, aperta e vivace. Quando poi la ritroviamo adolescente a Roma è ferita, scontrosa, aggressiva, chiusa in se stessa e si rapporta in maniera provocante con il nuovo compagno della madre. Tutto il racconto del presente è incentrato sul pranzo che Silvia organizza per far conoscere Antonio, il compagno, a Maria. Per tutta la durata dell’incontro Maria, ignorando la madre, tenta di sedurre l’uomo con atteggiamenti da donna che sa come ottenere ciò che vuole. In questi momenti appare un po’ meno vittima, il suo obiettivo appare chiaro solo alla fine del romanzo (non svelo oltre).

Anna Giurichovic Dato ha un talento innato, usa le parole abilmente ed è bravissima a non emettere giudizi sui suoi personaggi. Si limita a raccontare la storia e a farla conoscere al lettore. Ho molto amato le descrizioni dei luoghi e delle usanze marocchine, le festività musulmane e le abitudini della gente del luogo, i mercati e le credenze popolari. La scelta della doppia ambientazione ha dato un tocco esotico a tutto il romanzo rendendolo quasi poetico nonostante l’argomento trattato sia molto difficile da digerire.

Stoner di John Williams.

Stoner è un romanzo di John Williams scritto nel 1965 e ripubblicato negli Stati Uniti nel 2003, grazie ad un passaparola tra lettori sui social è diventato un bestseller molto apprezzato e osannato dai più. In Italia viene pubblicato nel 2012 da Fazi Editore.

La storia inizia nel 1910, il protagonista è William Stoner figlio di una coppia di poveri contadini del Missouri abituati al duro lavoro della campagna. I genitori tra sacrifici e privazioni decidono di mandarlo all’Università di Columbia alla facoltà di Agraria affinché impari nuove nozioni e tecniche per coltivare la terra. Durante una lezione di lettere Stoner ascolta un sonetto di Shakespeare e ha una folgorazione, capisce che la sua passione è la letteratura e cambia il suo indirizzo di studi senza comunicarlo ai genitori.

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Ciò che immediatamente colpisce il lettore nelle prime pagine del romanzo è la totale mancanza di amore. La vita della famiglia Stoner è priva di affetto, tra di loro parlano poco e i rapporti tra genitori e figlio sono cordiali ma distanti. Lavorano duro da mattina a sera e questo è tutto. Anche quando Stoner lascia la casa paterna per andare all’Università non troviamo calore umano ma solo studio, lavoro, rapporti interpersonali  ridotti al minimo indispensabile e nessun accenno alla felicità. Eppure il romanzo è già magnifico in questi primi capitoli, la scrittura di Williams è pura poesia e usa le parole in un modo eccezionale, descrive la banalità delle azioni di Stoner e la sua passività con una semplicità ed un’efficacia che lasciano senza fiato. Più avanti, alla fine del capitolo 11 c’è una scena in cui l’anima abbandona il corpo che viene descritta in maniera magistrale e fa di questo autore uno dei migliori di sempre. La vita del protagonista non ha grandi sussulti, lui è un uomo incapace di affrontare gli eventi di petto o con passione. Stoner, semplicemente, resiste. Non ha ambizioni, finisce per fare l’insegnante nell’Università dove ha studiato e si dedica con abnegazione ai suoi studenti, scrive un saggio partendo dalla sua tesi e riesce anche a pubblicarlo, la cosa lo gratifica ma poi abbandona la stesura di un secondo testo come se temesse di avere ancora successo. Si innamora e sposa una donna (orribile) ma scopre ben presto con lucida consapevolezza che il suo matrimonio è una trappola crudele da cui non prova neanche a scappare. Assiste inerme alle due Guerre Mondiali e all’incertezza che inevitabilmente deriva da un conflitto come se lui vivesse altrove, al riparo dal dolore della perdita. Nelle ultime pagine del romanzo si legge una frase che racchiude l’intera storia di quest’uomo:

“…le cose non sono mai state facili, per te,vero?” Stoner ci pensò su un momento e poi disse: “No. Ma forse non ho neanche voluto che lo fossero”.

Ho letto questo romanzo dietro suggerimento di una ragazza su Instagram ed anche perché ne ho sentito parlare ovunque benissimo. E’ una di quelle letture che ti restano dentro e che ti cambiano la vita. E’ impossibile non voler bene a quest’uomo nonostante la sua inezia, per lui si soffre e si prova rabbia. Stoner mi ha costretta ad interrogarmi sulle mie azioni, su ciò che quotidianamente faccio per me stessa e per la mia felicità. Sono sicura di star seguendo la via corretta? Gestisco gli eventi negativi o mi faccio travolgere? E’ questa la vita che avrei voluto vivere? Che dire, avrei bisogno di uno psicologo!!!

Leggete questo libro, una due tre tutte le volte che volete, sedetevi comodi e andate a lezione di vita da William Stoner.