Recensione. “L’ombra del viandante” di Mariella Sparacino.

Bentrovati lettori! Oggi vi parlo della mia prima lettura di novembre, si tratta del giallo “L’ombra del viandante” di Mariella Sparacino edito Harper Collins. E’ il secondo romanzo dell’autrice dedicato alle vicende del vicequestore Milena Costa.

Trama. In questa seconda indagine ritroviamo Milena alle prese con un caso che la coinvolge personalmente e coinvolge alcuni dei suoi amici ed ex compagni di liceo. Mentre sta per uscire dal Commissariato per andare dal notaio Elsa Romeo sua vecchia “amica”, Milena riceve una strana telefonata in cui un uomo che non vede dai tempi della scuola le chiede aiuto perché è convinto che qualcuno lo voglia morto. Milena non da peso alla telefonata anche perché Michele Buontempo, questo è il nome dell’uomo, è sempre stato eccentrico. Appena arriva dal notaio però sente uno sparo provenire dall’ufficio, entra e trova Michele riverso sulla scrivania di Elsa Romeo. Sembra a tutti gli effetti un suicidio, la porta chiusa dall’interno, la pistola ancora in mano all’uomo ma Milena sente il classico campanello d’allarme che la mette in allerta e nonostante anche l’autopsia stabilisca che Michele si sia sparato da solo, lei inizia le sue indagini. Nella vicenda si troveranno coinvolti molti degli ex compagni di classe di Milena tra cui il notaio Romeo, l’attuale sindaco della città, un onorevole, un avvocato, un vescovo e altri personaggi che nel corso degli anni hanno costruito una reputazione rispettabile. Reale o di facciata spetterà all’intuito e alla caparbietà di Milena scoprirlo.

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Il mio commento. Questo secondo romanzo si presenta da subito molto più maturo rispetto al primo, Milena sembra cambiata è più ironica, ancora meno incline ai compromessi ma più aperta agli altri, all’amicizia e forse all’amore…chissà! La tensione legata alle indagini è subito molto alta ed è impossibile non voler sapere come va a finire. Così come nel primo romanzo dove l’autrice parla di un argomento molto importante come il trattamento che ricevevano i malati di mente, o presunti tali, nei manicomi, anche qui leggiamo storie di sofferenza e degrado che si legano alla trama rendendola più ricca e attuale. Le vicende si svolgono in una cittadina della Sicilia sud-orientale ed è quindi inevitabile parlare di sbarchi di disperati che fuggono da fame, miseria e guerre. Ed è altrettanto inevitabile chiedersi che vita facciano una volta giunti qui, dove vanno a finire tutti i minori non accompagnati? C’è qualcuno che realmente si occupa di loro o le loro giovani vite già provate finiscono nelle mani di gente orribile? E’ chiaro che non per tutti coloro che arrivano qui si prospetta la tanto chiacchierata pacchia e questo viene spiegato benissimo nel romanzo. Non voglio dire che si tratta di una denuncia sociale ma il libro è molto legato al territorio che racconta e chi come me conosce bene quei luoghi sa riconoscere le descrizioni fisiche di strade, piazze, paesaggi ma anche i problemi che affliggono la vita quotidiana. Il ritratto che viene fuori di Milena Costa è di una donna sola che ha scelto la solitudine per paura della sofferenza, non si è mai sposata, fugge dai probabili corteggiatori e “snobba” gli amici di un tempo perché “ero abbastanza in là con gli anni per non voler più sprecare nemmeno un minuto della mia vita in cose che non amavo”, però nei momenti più duri soffre per non avere una spalla su cui piangere. E’ forte e tenace ma non teme di mostrare la sua debolezza, ed è questo che la rende immediatamente simpatica al lettore, oltre al fatto che pur essendo ligia alle regole e al dovere ha un lato umano molto empatico. Anche qui come ne “L’estate dei dieci temporali” Milena si trova davanti persone ed eventi del suo passato che le scavano dentro e la mettono in crisi obbligandola ad interrogarsi e ad aprirsi, a fare i conti con le sue scelte. Riguardo l’indagine non posso svelare altro, purtroppo, dico solo che è molto ingarbugliata e che incontra tematiche forti e terribilmente attuali e che l’autrice è stata brava e delicata nell’usare immagini e parole adeguate affinché non scadesse tutto nella morbosità.

Vi consiglio la lettura di questo intenso thriller perché vi garantisco che vi terrà incollati alle pagine e poi, aspetto non di poco conto,è scritto davvero bene.

A presto!

Scheda del libro. 
Titolo: L'ombra del vinadante 
Autore: Mariella Sparacino
Prezzo: € 3,99 
Editore: Harper Collins

Recensione. “L’invitato” di Massimiliano Alberti.

Ben trovati lettori! Oggi vi parlo di una delle mie letture di questo mese. Si tratta del romanzo di Massimiliano Alberti “L’invitato”, Edizioni Infinito.

Trama. Tre ragazzi, Leonardo Kevin e Tommaso, cresciuti a Trieste e lì diventati amici e compagni di avventura, si ritrovano dopo anni a Vienna. Tommaso, il più benestante dei tre, invita gli altri due nella città austriaca per coinvolgerli nel suo nuovo e ambizioso progetto di una galleria d’arte dedicata alla Pop Art. Leo, che è il protagonista nonché voce narrante, accetta più per necessità che per convinzione considerando che si ritrova senza lavoro, senza soldi e “costretto” a vivere a casa con i suoi. Giunto a Vienna ritrova i vecchi amici e l’antica complicità  sembra ricominciare là dove era stata interrotta. Ma le vicende di Leo non vanno benissimo, un po’ arrogante e un po’ testardo si ritrova presto in conflitto con Tommaso.

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Il mio commento. L’ambiente della galleria d’arte di Tommaso è aristocratico, nel senso che è frequentata da rampolli di ricche famiglie danarosi e viziati, ma è anche estremamente povero perché mancano quasi del tutto qualità morali . A parte un paio di ragazze che fanno da contorno alla storia e Kevin che è abbastanza ingenuo, per il resto incontriamo personaggi superficiali e banali. Leonardo è arrogante e attacca chiunque incontri sulla sua strada con ironia pungente al limite della maleducazione, e spesso riceve esattamente lo stesso trattamento che riserva agli altri. La sua arroganza è una forma di autodifesa, cerca di mostrarsi all’altezza della situazione raccontandosi in un modo che in realtà non è. Non lo è sia per un discorso economico, non ha il portafoglio gonfio come gli altri, sia perché è incapace di fare, si autoconvince di meritare molto di più  ma poi in pratica non fa nulla per migliorare o cambiare la sua situazione. E’ uno di quei protagonisti di romanzi che si fa odiare, ma proprio tanto! C’è però da dire che essendo la voce narrante non fa sconti a se stesso e racconta la sua caduta con un’onestà intellettuale molto apprezzabile. Ad un certo punto della storia entra in scena una ragazza tanto bella quanto irraggiungibile, è la fidanzata di uno dei collaboratori della galleria e quindi Tommaso mette in guardia l’amico: è meglio che lasci stare quella ragazza per non creare problemi nel posto di lavoro. Tra l’altro Margarida, la bella in questione, non sembra minimamente interessata a Leo e addirittura lo tratta con noncuranza. Niente di tutto ciò fermerà Leonardo dal corteggiarla in maniera anche poco matura, inimicandosi Tommaso e il fidanzato di Margarida. Questo innamoramento unilaterale segna l’inizio della parabola discendente della vita di Leonardo a Vienna, passerà dal lusso alla fame in poco tempo, senza però perdere né la speranza che Margarida ceda al corteggiamento né  la sua arroganza. Quante donne sognano un corteggiatore così tenace? Tante, ma non tutte! E purtroppo per Leo, Margarida è una ragazza veramente dura da convincere, oltre che snob e già accoppiata. Il nostro protagonista offre anche la sua parte più nascosta ed altruista, anche se per poco. Questo sprazzo di bontà d’animo però fa intuire come Leo sia capace anche di molto altro, di come in un certo senso si adatti alla gente che lo circonda e semplicemente cerchi di sopravvivere in mezzo a veri e propri squali abituati a valutare le persone in base al loro conto in banca. Alla fine non si può fare a meno di prenderlo in simpatia o comunque di giustificare i suoi misfatti.

Per quanto riguarda lo stile dell’autore posso solo dire che è molto elegante e curato, quasi una scrittura d’altri tempi in linea perfetta con l’immagine classica e lussuosa di Vienna, la trama è sviluppata benissimo ed è ricca di spunti di riflessione e di dialoghi filosofici interessanti.

A presto!

Scheda del libro. 
Titolo: L'invitato
Autore: Massimiliano Alberti
Prezzo: € 14,00 
Pagine: 218
Editore: Infinito Edizioni

Recensione. “L’incredibile storia dell’uomo che dall’India arrivò in Svezia in bicicletta per amore” di Per J Andersson.

Bentrovati lettori! Oggi vi parlo di una delle mie ultime letture, si tratta del romanzo di Per J Andersson “L’incredibile storia dell’uomo che dall’India arrivò in Svezia in bicicletta per amore” edito Sonzogno. Il titolo è lunghissimo ma rende perfettamente l’idea del contenuto del libro.

Trama. Pikay (nome completo: Jagat Ananda Pradyumna Kumar Mahanandia) è un ragazzo indiano, è un fuori casta e quindi un “intoccabile” che in India significa fame, miseria, soprusi e destino segnato. Lotta invece è una ragazza svedese con la passione per l’Oriente e l’avventura, così verso la fine del 1975 parte con degli amici a bordo di un furgoncino alla volta del continente asiatico. Giunta in India incontra per caso in una piazza di Nuova Delhi un artista di strada che si guadagna da vivere facendo ritratti ai turisti. Quel ragazzo è Pikay che si innamora subito di lei e inizia a corteggiarla. Arriva per Lotta il momento di ripartire e i due si lasciano con la promessa di rivedersi dopo sei mesi, ma la ragazza giunta in Svezia deve completare gli studi e rimanda continuamente il ritorno in India. Così Pikay che non può permettersi di viaggiare in aereo, inforca una vecchia bicicletta e decide di raggiungere il suo destino nel Nord Europa.

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Il mio commento. Raramente compro un libro senza prima aver letto la trama, questo è uno di quei rari casi. Anche perché con un titolo così esplicativo non serve leggere altro! Il romanzo parla soprattutto della vita di Pikay, dalla sua nascita quando l’astrologo del villaggio comunica alla famiglia del neonato quale sarà il suo destino, a quando un cobra lo protegge col suo corpo dall’acqua piovana che filtra dal tetto della capanna dove vive, alla consapevolezza di essere intoccabile e impuro, agli studi, all’estrema miseria fino all’incontro con Lotta. Nell’ultima parte parla anche del viaggio in bicicletta attraverso due continenti, ma senza conoscere la vita intera di Pikay e la sua caparbietà non si riuscirebbe ad apprezzare fino in fondo il gesto di questo ragazzo squattrinato che pur di raggiungere il suo destino si lancia verso l’ignoto. Ho molto apprezzato il racconto dei primi anni di vita di Pikay, soprattutto quando il primo giorno di scuola scopre il significato della parola intoccabile. Il maestro lo fa sedere fuori in cortile lontano dal resto della classe e non gli rivolge mai la parola, e quando accidentalmente Pikay tocca gli altri bambini, l’uomo li porta al fiume affiché lavino via l’impurità del contatto. Ecco cos’è un intoccabile, uno che per nascita è “sporco”, non può essere amico di chi appartiene alle caste, non può ambire a migliorare la sua situazione né pensare di essere accettato dalla società. Non è sempre stato così in India, in passato tutti erano uguali e non esisteva il sistema delle caste, tremilacinquecento anni fa gli indoari, alte popolazioni dalla carnagione chiara originarie dell’Asia centrale, erano arrivati nella penisola indiana e avevano insegnato agli abitanti delle foreste come coltivare la terra. Gli indoari in seguito erano diventati guerrieri e sacerdoti e avevano istituito un ceto amministrativo basato sulle caste, loro ovviamente occupavano le più alte. Da allora c’era chi commette soprusi e chi li subisce, con la dominazione inglese qualcosa sembrava esser cambiato in India ma è un sistema che fa comodo a troppe persone per essere eliminato del tutto. Eppure Pikay dal suo villaggio ai margini della foresta arriva fino alla capitale indiana grazie al talento che ha per il disegno, studia alla scuola d’arte e seppur nella miseria più nera tenta di affrancarsi dal destino degli intoccabili. Si fa un nome grazie ai suoi ritratti e perfino l’allora primo ministro Indira Gandhi gliene commissiona uno. Oltre la parte che riguarda l’infanzia di Pikay, mi è molto piaciuto il suo viaggio attraverso luoghi che adesso sono ritenuti pericolosi e inadatti al turismo. Parlo del Pakistan e dell’Afghanistan ma anche dell’Iran. Negli anni 70 migliaia di giovani europei e americani partivano per l’Asia attirati dal mito della cultura esotica, viaggiavano in gruppo con furgoncini psichedelici o da soli con zaino in spalla e pochi spicci in tasca. Si fermavano nei posti più alla moda ma anche in ostelli sporchi e sperduti, scappavano dalle comodità e dagli obblighi sociali verso l’avventura nuda e cruda. Erano gli anni delle rivolte giovanili in tutto il mondo, gli studenti volevano un’istruzione migliore, le donne volevano la parità, i pacifisti dicevano “no alla guerra” con forza e convinzione, è stato il periodo storico che forse ha cambiato di più la società moderna. E sicuramente l’Asia, e in particolare l’India, nell’immaginario collettivo assumevano il simbolo di libertà, semplicità e contatto con la natura. A distanza di 40 anni viaggiare in certi Paesi asiatici è diventato proibitivo ed estremamente pericoloso e l’India presenta gli stessi problemi e le stesse contraddizioni di allora, esistono ancora le caste e gli intoccabili, la condizione femminile è ferma e non ha fatto nessun passo avanti.

E’ un romanzo che racconta fatti realmente accaduti, è la storia di un ragazzo a cui era stato predetto il destino e che ha fatto di tutto per realizzarlo. Non è una semplice storia d’amore, c’è il riscatto sociale, c’è la fiducia in se stessi nonostante tutto e tutti, c’è la speranza nel cambiamento e c’è il superamento dei propri limiti.

Se pensate di aver fatto una pazzia per amore, beh è niente in confronto all’impresa di Pikay per la sua Lotta!

A presto!

Scheda del libro. 
Titolo: L'incredibile storia dell'uomo che dall'India arrivò in Svezia in bicicletta per amore
Autore: Per J Andersson
Prezzo: € 17,00 
Pagine: 299
Editore: Sonzogno.

Recensione. “L’estate dei dieci temporali” di Mariella Sparacino.

Bentrovati lettori! E’ passato un po’ di tempo dalla mia ultima recensione ma rieccomi per parlarvi di un giallo molto particolare che avevo già letto tempo fa quando era stato autopubblicato, in seguito è stato pubblicato da una casa editrice prima in digitale e da poco anche in cartaceo. Ho deciso di rileggerlo perché poche settimane fa è uscito il seguito e volevo rinfrescarmi la memoria prima di andare avanti con le indagini della protagonista. Il romanzo di cui vi sto parlando è “L’estate dei dieci temporali” scritto da Mariella Sparacino edito Harper Collins.

Trama. La storia è ambientata in Sicilia e la protagonista è il vicequestore aggiunto Milena Costa, una donna abituata a lavorare in un ambiente prettamente maschile che sa tenere a bada e che segue l’istinto per risolvere i suoi casi. Una mattina di fine estate o inizio autunno, in Sicilia spesso il caldo e l’afa fanno fugaci incursioni nei mesi che dovrebbero essere più freschi confondendo le stagioni, Milena cammina per le strade della sua città in direzione della vecchia casa di famiglia, ormai disabitata, alla ricerca di uno scialle per la madre che da qualche tempo si trova dall’altra parte del mondo, in Australia. Vagando per le stradine del quartiere le arriva al naso un odore inequivocabile che una donna con la sua esperienza non può non riconoscere. Un’anziana viene trovata morta nella sua casa, era una vecchia vicina della famiglia di Milena. A majara, la megera, aveva il “dono” di predire il futuro, chissà se aveva previsto anche la sua fine. La morte sembra dovuta a cause naturali, così come conferma la successiva autopsia, ma Milena trova in casa alcuni indizi, tra cui un pezzetto di stoffa ricamata e una lettera con un indovinello, che la mettono in allarme. Dopo alcuni giorni anche un’altra anziana donna viene trovata morta in casa, anche qui Milena ritrova il pezzetto di stoffa e l’indovinello. Il caso si fa interessante, ma in realtà non esiste un caso in quanto le due donne sono morte a seguito di un infarto. Finché anche Milena riceve una busta contenente un indovinello, una miniminagghia in dialetto siciliano. Il mistero si infittisce e la dottoressa Costa è determinata a venirne a capo, inizia a ripercorrere il passato delle donne morte e delle loro famiglie. In una piccola città di solito si è tutti legati da parentele più o meno lontane, da amicizie o da rapporti di vicinato e così Milena si ritrova emotivamente coinvolta nelle indagini.

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Il mio commento. Milena Costa è una di quelle protagoniste di romanzi che vorresti incontrare fisicamente perché è una persona con sensibilità, paure, desideri e abitudini comuni. Anzi, in realtà sembra proprio di immaginarsela dietro la scrivania a redigere rapporti o a casa davanti alla tv a mangiare schifezze. L’autrice è stata molto brava a creare una protagonista umana e molto empatica, una che ti resta in testa dopo aver finito di leggere il romanzo. Possiede l’intuito dei grandi poliziotti che porta alla verità prima ancora di tutti gli strumenti scientifici, è tosta e non si ferma davanti a nulla, ma è anche una donna schiva che ha scelto una vita solitaria senza amore e senza molte amicizie. La storia si apre subito con il primo mistero che poi è tale solo perché Milena intuisce che qualcosa non quadra, il giallo è parecchio intrigato e occorre seguire per bene lo svolgersi della trama perché la soluzione non è per niente scontata. Durante le indagini Milena si imbatte in una brutta storia di soprusi e violenze nei confronti di persone affette da disturbi mentali. Ai tempi in cui i manicomi erano ancora in funzione era molto facile venire rinchiusi in questi lager, spesso i malati non erano neanche tali ma solo un peso per le famiglie e la società. Mariella Sparacino riporta a galla ciò che succedeva in queste strutture terribili nelle quali chi entrava non usciva più, se non da morto. Veniva loro tolta ogni dignità umana e ciò che succedeva dietro quelle finestre con le grate non interessava a nessuno. Devo dire che questa è la parte più dura e cruda di tutto il libro ma ringrazio Mariella che ha avuto l’idea e il coraggio di parlare di quella che è stata per molti, troppi anni una pratica crudele e disumana per la quale nessuno ha mai pagato, ovviamente. Ciò che è capace di fare l’uomo ai suoi simili mi fa accapponare la pelle, riusciamo a essere freddi e malvagi con chi ha un colore di pelle diverso dal nostro, un’altra religione, un altro modo di vivere, con chi è malato, con chi è diverso ed esula dalla normalità. Come se poi essere normali fosse un pregio! Per fortuna non tutti gli esseri umani sono crudeli ma ahimè violenze e soprusi ci accompagnano dalla notte dei tempi, altro che evoluzione.

Le cosiddette persone per bene che la domenica mattina si battevano il petto nelle chiese erano le stesse che la sera passeggiavano lungo il corso, fermandosi a debita distanza dal cancello del lager, scegliendo consapevolmente di ignorare quel che accadeva dietro quel muro, come se i pazzi non fossero più nemmeno esseri umani.

La scrittura di Mariella Sparacino è romantica, nel senso che quando descrive la città e le sue bellezze lo fa con parole d’amore che riscaldano il cuore di chi conosce quei luoghi o di chi vorrebbe visitarli. Mi piace moltissimo come racconta gli odori che scappano via dalle finestre aperte oppure le descrizioni fisiche dei personaggi che ti sembra di riconoscere per strada.

Feci un lungo giro, svoltando per strade che non percorrevo da anni. Dalle porte e dalle finestre accostate venivano, a fiotti, ondate di odori mescolati: di sugo al basilico e di melanzane, di pesce fritto e di peperoni al forno. Mi sorpresi a immaginare l’interno delle case, con i pavimenti lucidi di cera; il fresco delle stanze in penombra e il freddo degli scalini di pietra su cui si attardavano a giocare i bambini, prima di essere risucchiati in aule sonnolente.

Per concludere, vi racconto un piccolo aneddoto legato a questo libro. Qualche anno fa partecipavo ad un gioco dell’oca letteraria, si tiravano i dadi virtualmente e si finiva su una casella, per andare avanti occorreva leggere un libro corrispondente alla sfida indicata. Uno dei miei lanci finì su “libro il cui titolo contiene una stagione”, non avendo libri del genere a casa ho iniziato a cercare su Google e dopo un po’ venne fuori “L’estate dei dieci temporali”, la trama mi piaceva e decisi di iniziarlo. Leggendo si intuisce subito l’ambientazione sicula, inoltre ho cominciato a riconoscere posti familiari fino ad avere la certezza di abitare a pochi chilometri da Milena. Quando si dice che sono i libri a scegliere il lettore! E allora ho cercato notizie sull’autrice lasciando messaggi in rete senza risultato, dopo qualche anno è stata lei a trovarmi grazie a Facebook! E sorpresa, abitiamo a 20 km di distanza 🙂 🙂

Adesso concludo davvero consigliandovi la lettura di questo giallo, non solo per la trama carica di mistero ma anche per gli argomenti importanti di cui parla e per le storie di sofferenza e solitudine che racconta. E poi leggetelo perché dentro c’è la Sicilia dei vecchi quartieri con tutte le sue bellezze ma anche con le sue mancanze.

A presto!

Scheda del libro. 
Titolo: L'estate dei dieci temporali 
Autore: Mariella Sparacino
Prezzo: € 3,99 (versione digitale)
Pagine: 208
Editore: Harper Collins

Recensione. “Centopelli” di Miriam Nicopezz.

Ben trovati cari lettori e care lettrici.

Oggi vi parlo di una delle mie letture di agosto, si tratta del fantasy “Centopelli” di Miriam Nicopezz edito Lettere Animate.

Trama. Elide Centopelli ritorna, dopo molti anni di assenza, nel suo paese natale sulle rive del lago D’Iseo. Appena arrivata si reca nel vecchio negozio di famiglia, adesso chiuso e ricoperto di polvere, dove il padre di Elide vendeva souvenir. E suo padre prima di lui. La vendita di articoli per turisti, come si scoprirà presto, è sempre stata solo una copertura per celare un’attività ben diversa. Alcuni “clienti” infatti entrano nel negozietto per non uscirne più e vivere per sempre il loro “mentre perfetto”. Elide rimette a posto il negozio, toglie la polvere e risistema il bancone e nel frattempo ripensa alla sua vita passata, a sua madre morta troppo giovane, a suo padre che le svelò i segreti del mestiere dei Centopelli, all’amore perduto, all’amicizia e ai nuovi inizi.

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Il mio commento. Il romanzo inizia raccontando una storia di vita comune, come tante ne conosciamo: una donna che ritorna nella casa paterna dopo essere stata via per molti anni. Subentra la malinconia e i ricordi riaprono vecchie ferite. Poi all’improvviso arriva qualcosa di irrazionale, qualcosa a cui bisogna credere ciecamente oltre quella che è la nostra conoscenza. Ripercorriamo insieme ad Elide la sua giovinezza quando scopre il “lavoro” che fa il padre e che un giorno lei stessa dovrà ereditare per perpetuare il dono della famiglia. Ma per Elide è troppo, ciò che il padre fa alle persone può essere difficile da accettare, specie quando i clienti sono bambini che resteranno per sempre nel piccolo negozio di souvenir, e così sceglie un altro mestiere. Il personaggio di Elide è molto chiuso e malinconico, ritorna sempre al passato e alle occasioni perse. Non ha molti amici, tranne Sandra, alla quale la lega un rapporto speciale quasi un forte legame di sangue. L’amicizia è un tema molto presente nel romanzo, anche il padre di Elide ha un amico che è quasi un fratello. Mi è piaciuto particolarmente questo aspetto, l’autrice è stata brava ad inserire un così forte sentimento  in un contesto che, parlando di morte, è piuttosto cupo. Inoltre Elide è una donna coraggiosa perché si lascia alle spalle un posto “sicuro” per ritrovare se stessa lontana dalla presenza incombente del mestiere di famiglia e ricominciare un’altra vita.

Ho trovato l’idea di fondo molto originale, quasi sorprendente, verso metà libro ci sono  dei passaggi un po’ confusi che si fa fatica a seguire, ma nel complesso è un buon romanzo.

Buone letture e alla prossima!

Scheda del libro. 
Titolo: Centopelli
Autore: Miriam Nicopezz
Prezzo: € 10,45 (disponibile anche in digitale)
Pagine: 129
Editore: Lettere Animate

Recensione. “Quelli del San Patricio” di Pino Cacucci.

Ben trovati lettori e lettrici!

Un paio di mesi fa entro in una delle librerie della mia città, una di quelle che frequento molto raramente, e cerco la biografia di Frida Kahlo, che però non c’è. Allora il libraio mi consiglia un altro testo su Frida, “Viva la vida!” di Pino Cacucci. Rispondo di averlo già letto  così lui ritorna al suo banco e io continuo il mio giro in mezzo agli scaffali. Dopo un po’ lui si ripresenta con un libro in mano e mi dice “posso consigliarti quest’altro romanzo di Cacucci? Non c’entra nulla con Frida ma è ambientato in Messico”. E fu così che mi ritrovai tra le mani la storia pazzesca del Batallòn San Patricio.

Trama. Seconda metà dell’Ottocento, Veracruz. John Riley, accanto all’amata Consuelo, torna con la memoria agli anni in cui si è battuto a fianco dei messicani contro l’esercito degli Stati Uniti e le milizie volontarie del Texas, i terribili ranger. In circa due anni di sanguinose battaglie, il paese a sud del Río Bravo perde, oltre al Texas, buona parte del suo territorio. E si registra un fenomeno singolare: molti degli irlandesi arruolatisi nelle file statunitensi disertano per unirsi ai messicani. Tra questi, anche il tenente di artiglieria John Riley che, a capo del Batallón San Patricio, diventa l’incubo degli invasori: abili artiglieri e temibili fanti d’assalto, riescono spesso a compensare l’enorme disparità di armamenti. Dopo l’ultimo scontro nei sobborghi di Città del Messico, i vincitori si accaniscono con inaudita ferocia sui pochi superstiti del San Patricio: li impiccano tutti, tranne uno, il tenente Riley, perché era passato con i messicani prima che la guerra fosse formalmente dichiarata. Quelli del San Patricio è una grande storia epica di sangue, di sentimenti, di idee: accende la fame di giustizia, il sogno di una patria gentile, il calore dell’amicizia e della lealtà.

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Il mio commento. Prima di leggere questo libro non conoscevo per niente le vicende terribili legate alla guerra di invasione statunitense in Messico tra il 1846 e il 1848. E soprattutto non conoscevo le nefandezze compiute dall’esercito americano nei confronti di cittadini civili ed inermi, anche se quando si parla di Stati Uniti non mi meraviglio di nulla! L’autore descrive in maniera esaustiva ciò che uomini, donne e bambini messicani hanno subito in quei due terribili anni. Basti pensare al tanto “amato” stupro sistematico di donne e bambine da parte di interi battaglioni al solo scopo di fiaccare la resistenza e terrorizzare la popolazione. La crudeltà raccontata in questo libro fa accapponare la pelle, ma il premio in palio erano i territori vasti e ricchi della California (che infatti poi divenne proprietà degli Stati Uniti) e quindi gli esseri umani torturati, uccisi o usati nel peggiore dei modi furono solo un’ inevitabile conseguenza. C’è da dire che anche da parte messicana non furono tutte rose e fiori, la corruzione politica e militare di chi avrebbe dovuto difendere il Paese rese l’esercito del Messico un’accozzaglia di soldati disperati e allo sbando. Tranne che per il Batallòn San Patricio che, praticamente da solo, tenne testa ad un’armata equipaggiata di tutto punto. Si batterono da eroi fino alla fine, usarono le poche armi che avevano a disposizione e versarono il loro sangue per una terra che ormai consideravano come la loro casa. Quelli del San Patricio erano soprattutto irlandesi fuggiti dalla loro terra a causa della fame e dalla dominazione inglese e giunti negli USA dove l’unica scelta per loro era arruolarsi nell’esercito , poi c’erano polacchi, tedeschi, qualche italiano e afroamericani liberi che odiavano gli schiavisti americani. Tutti insieme, senza avere una lingua o una religione comune, scelsero il Messico come terra libera e da difendere fino alla morte.

C’è tanto Messico in questo romanzo, ma c’è anche l’Irlanda, c’è il tema della “migrazione economica” (solo chi non ha mai sofferto la fame può chiamare così il semplice istinto di sopravvivenza), c’è il razzismo (gli irlandesi giunti negli Stati Uniti venivano trattati come appestati e accusati di qualsiasi problema sociale, trovate le analogie con l’attuale situazione italiana), c’è il forte attaccamento ai propri valori, c’è l’eroismo e c’è l’essere umano che uccide, opprime, affama, stupra e sfrutta il suo simile.

Pino Cacucci si conferma un ottimo scrittore, molto analitico e per niente superficiale, leggerò ancora molto di ciò che ha scritto. E’ grazie a lui se ho conosciuto questa storia del Messico, ed è anche grazie a lui che ho avuto voglia di approfondire la vita di Frida.

E, ovviamente, grazie al libraio che mi ha praticamente messo in mano “Quelli del San Patricio” che consiglio a tutti!

Scheda del libro. 
Titolo: Quelli del San Patricio
Autore: Pino Cacucci
Prezzo: € 9,50
Pagine: 213
Editore: Feltrinelli

 

Segnalazione. “Touch: Il sospetto sulla pelle” di J.S. Clarke.

Ben trovati cari lettori e care lettrici!

Oggi vi segnalo il romanzo di J.S. Clarke “Touch: Il sospetto sulla pelle”.

Ecco qui la sinossi:

Troppo coinvolta.
Con quelle semplici parole la giovane detective Harper Jones viene sollevata dal caso Taylor. Incapace di rassegnarsi alla scomparsa dell’amica e insospettita dalle indagini sommarie e inconcludenti condotte dal suo distretto, decide di ignorare l’ordine dei superiori proseguendo le ricerche da sola.
È disposta a tutto pur di scoprire la verità, anche a spingersi sull’orlo del baratro, in una spirale di torbidi segreti che coinvolgono le persone a lei più vicine e minacciano di distruggere ogni sua certezza.
Giunta a quel punto, infatti, la detective non può più ignorare la doppia vita della sua dolce amica, che ogni notte diventa Ivy, una delle dee del Poison, il locale notturno più rinomato della contea, attorno al quale gravita la malavita californiana gestita da Gustavo Esposito.
Certa che quel luogo di perdizione abbia a che fare con la sparizione di Melanie, Harper tenterà l’impossibile per salvarla, nonostante l’ambiguo e affascinante Julian, erede dell’impero degli Esposito, sia deciso a non renderle le cose facili.
Invischiata in una rete di seduzione e pericoli nel cuore del Poison, Harper dovrà tenere bene a mente un’unica regola: sospettare di chiunque.

Il romanzo è autoconclusivo e si trova in vendita su Amazon sia in formato digitale che cartaceo.
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Buone letture e alla prossima!