Recensione. “Quelli del San Patricio” di Pino Cacucci.

Ben trovati lettori e lettrici!

Un paio di mesi fa entro in una delle librerie della mia città, una di quelle che frequento molto raramente, e cerco la biografia di Frida Kahlo, che però non c’è. Allora il libraio mi consiglia un altro testo su Frida, “Viva la vida!” di Pino Cacucci. Rispondo di averlo già letto  così lui ritorna al suo banco e io continuo il mio giro in mezzo agli scaffali. Dopo un po’ lui si ripresenta con un libro in mano e mi dice “posso consigliarti quest’altro romanzo di Cacucci? Non c’entra nulla con Frida ma è ambientato in Messico”. E fu così che mi ritrovai tra le mani la storia pazzesca del Batallòn San Patricio.

Trama. Seconda metà dell’Ottocento, Veracruz. John Riley, accanto all’amata Consuelo, torna con la memoria agli anni in cui si è battuto a fianco dei messicani contro l’esercito degli Stati Uniti e le milizie volontarie del Texas, i terribili ranger. In circa due anni di sanguinose battaglie, il paese a sud del Río Bravo perde, oltre al Texas, buona parte del suo territorio. E si registra un fenomeno singolare: molti degli irlandesi arruolatisi nelle file statunitensi disertano per unirsi ai messicani. Tra questi, anche il tenente di artiglieria John Riley che, a capo del Batallón San Patricio, diventa l’incubo degli invasori: abili artiglieri e temibili fanti d’assalto, riescono spesso a compensare l’enorme disparità di armamenti. Dopo l’ultimo scontro nei sobborghi di Città del Messico, i vincitori si accaniscono con inaudita ferocia sui pochi superstiti del San Patricio: li impiccano tutti, tranne uno, il tenente Riley, perché era passato con i messicani prima che la guerra fosse formalmente dichiarata. Quelli del San Patricio è una grande storia epica di sangue, di sentimenti, di idee: accende la fame di giustizia, il sogno di una patria gentile, il calore dell’amicizia e della lealtà.

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Il mio commento. Prima di leggere questo libro non conoscevo per niente le vicende terribili legate alla guerra di invasione statunitense in Messico tra il 1846 e il 1848. E soprattutto non conoscevo le nefandezze compiute dall’esercito americano nei confronti di cittadini civili ed inermi, anche se quando si parla di Stati Uniti non mi meraviglio di nulla! L’autore descrive in maniera esaustiva ciò che uomini, donne e bambini messicani hanno subito in quei due terribili anni. Basti pensare al tanto “amato” stupro sistematico di donne e bambine da parte di interi battaglioni al solo scopo di fiaccare la resistenza e terrorizzare la popolazione. La crudeltà raccontata in questo libro fa accapponare la pelle, ma il premio in palio erano i territori vasti e ricchi della California (che infatti poi divenne proprietà degli Stati Uniti) e quindi gli esseri umani torturati, uccisi o usati nel peggiore dei modi furono solo un’ inevitabile conseguenza. C’è da dire che anche da parte messicana non furono tutte rose e fiori, la corruzione politica e militare di chi avrebbe dovuto difendere il Paese rese l’esercito del Messico un’accozzaglia di soldati disperati e allo sbando. Tranne che per il Batallòn San Patricio che, praticamente da solo, tenne testa ad un’armata equipaggiata di tutto punto. Si batterono da eroi fino alla fine, usarono le poche armi che avevano a disposizione e versarono il loro sangue per una terra che ormai consideravano come la loro casa. Quelli del San Patricio erano soprattutto irlandesi fuggiti dalla loro terra a causa della fame e dalla dominazione inglese e giunti negli USA dove l’unica scelta per loro era arruolarsi nell’esercito , poi c’erano polacchi, tedeschi, qualche italiano e afroamericani liberi che odiavano gli schiavisti americani. Tutti insieme, senza avere una lingua o una religione comune, scelsero il Messico come terra libera e da difendere fino alla morte.

C’è tanto Messico in questo romanzo, ma c’è anche l’Irlanda, c’è il tema della “migrazione economica” (solo chi non ha mai sofferto la fame può chiamare così il semplice istinto di sopravvivenza), c’è il razzismo (gli irlandesi giunti negli Stati Uniti venivano trattati come appestati e accusati di qualsiasi problema sociale, trovate le analogie con l’attuale situazione italiana), c’è il forte attaccamento ai propri valori, c’è l’eroismo e c’è l’essere umano che uccide, opprime, affama, stupra e sfrutta il suo simile.

Pino Cacucci si conferma un ottimo scrittore, molto analitico e per niente superficiale, leggerò ancora molto di ciò che ha scritto. E’ grazie a lui se ho conosciuto questa storia del Messico, ed è anche grazie a lui che ho avuto voglia di approfondire la vita di Frida.

E, ovviamente, grazie al libraio che mi ha praticamente messo in mano “Quelli del San Patricio” che consiglio a tutti!

Scheda del libro. 
Titolo: Quelli del San Patricio
Autore: Pino Cacucci
Prezzo: € 9,50
Pagine: 213
Editore: Feltrinelli

 

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