Un ragazzo normale, Lorenzo Marone.

Il romanzo di cui vi parlo oggi è “Un ragazzo normale” di Lorenzo Marone, edito da Feltrinelli prezzo di copertina €16,50.

Il protagonista di questo libro è Mimì, un ragazzino di 12 anni che abita nel quartiere del Vomero a Napoli in un condominio in cui il padre lavora come portiere. Mimì ha gli occhiali, una passione per i fumetti e i supereroi e parla come un professore erudito usando termini che lasciano a bocca aperta i suoi familiari. Oggi Mimì sarebbe definito “nerd”, ai tempi in cui si svolge la storia era semplicemente un secchione sfigato. Il suo migliore amico è Sasà, hanno gli stessi anni ma modi di fare completamente diversi. Mimì si innamora di Viola che abita nel suo stesso palazzo, lei è bellissima, elegante ed altera ma ha già un fidanzatino. Nel condomino del Vomero abita anche un giovane giornalista, Giancarlo, che diventa il supereroe in carne ed ossa di Mimì. Sarà l’estate del 1985 che cambierà per sempre la vita del protagonista e che gli insegnerà la durezza della realtà ma anche il potere delle parole e dell’amore.

Ho conosciuto Lorenzo Marone durante il festival A tutto volume che si svolge ogni anno nella mia città, Ragusa. Lorenzo era uno degli autori ospiti e presentava il suo terzo, e allora ultimo, romanzo “Magari domani resto”. Durante la presentazione sono rimasta affascinata dalla protagonista del libro, Luce: una avvocatessa napoletana un po’ maschiaccio ma con un animo sensibile. E così comprai il romanzo: fu una delle letture più belle del 2017. In seguito ho letto gli altri due libri di Lorenzo Marone, “La tristezza ha il sonno leggero” e “La tentazione di essere felici”, inutile dire che è diventato uno dei miei autori preferiti. Le sue storie hanno il potere di commuovermi e farmi innamorare fin dalle prime pagine.

I protagonisti delle storie di Lorenzo sono tutti diversi tra loro per carattere, età, sesso, formazione, ma hanno una caratteristica che li accomuna: sono persone “normali”, gente che potresti avere come vicini di casa o parenti, colleghi o amici, insomma li senti vicini come se li conoscessi da sempre.

bty

 

Mimì abita in un appartamento formato da due stanze: una camera da letto che divide con i genitori e un soggiorno/cucina che ha un divano/letto per i nonni materni e una brandina per sua sorella Bea. Lo spazio è limitato e si vive a stretto contatto con gli altri, giorno e notte. Anche il denaro scarseggia e Mimì, che ha la passione per la lettura, vorrebbe avere molti libri ma si deve accontentare. Finché il padre non lo porta con sé all’attico del palazzo di proprietà di due anziani signori che spesso vanno in Sicilia e affidano alle cure del portiere le numerose piante e la tartaruga Morla. Nell’appartamento Mimì scopre una vastissima libreria colma di testi che comincia a leggere con passione. Giorno dopo giorno l’attico diventa il suo rifugio e invita anche Viola con la speranza di far colpo su di lei.

Sasà è un ragazzino con una difficile situazione familiare, infatti la madre è molto malata e il padre cerca di tirare avanti gestendo la salumeria della zona. Ma Sasà è attratto dai soldi facili e dai guai. Il rapporto che ha con Mimì è particolare, quest’ultimo ha un carattere un po’ rinunciatario e lascia l’iniziativa a Sasà. Nonostante le differenze che man mano di delineano tra i due, la loro è un’amicizia salda e sincera.

Il giovane giornalista che abita nello stesso stabile del Vomero è Giancarlo Siani, ucciso nel settembre di quell’anno dalla camorra. Mimì lo guarda con ammirazione fanciullesca e quando riesce ad entrare in confidenza con lui è al settimo cielo, girano insieme in macchina, ascoltano Vasco Rossi e parlano di Viola. Le varie apparizioni di Giancarlo durante tutto il romanzo sono molto toccanti, riportano alla mente l’ingiustizia di una morte troppo precoce ma anche la passione per il proprio lavoro, il coraggio di dire la verità, la fiducia nell’essere umano.

“Il finale…potresti lasciarlo aperto a più possibilità. Mica devi per forza trovare una soluzione per far contento il lettore, non tutte le storie hanno un buon finale”, e mi strizzò l’occhio.

E’ vero, Giancà, non tutte le storie hanno un buon finale.

Napoli è presente in questa storia, come in tutte le altre, con le sue mille contraddizioni, con il suo calore, con la difficoltà della gente a tirare avanti, con il sorriso di chi non si arrende mai, con i suoi colori e con la veracità che qui è di casa.

Mimì ad un certo punto incontra un barbone, Matthias, che vive in strada insieme al suo cane e con lui entra in una sintonia molto affascinante. Anche in questo caso il protagonista si rapporta con qualcuno con cui, apparentemente, non ha niente in comune ma da cui impara tanto: Mimì è come una spugna riesce ad assorbire sia dai libri che legge e sia dalla gente che incontra, ha una forte empatia e un’intelligenza rara. E si fa volere bene, anche dal lettore.

Insomma, un altro eccellente romanzo, un altro protagonista che resta nel cuore, un’altra storia normale e comune che diventa parte della libreria e dell’anima. Non resta che aspettare il prossimo, e chissà stavolta Lorenzo Marone nei panni di chi si calerà?

A presto e buone letture!

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...